Olga Pagliaroli

Pensieri in disordine, il giorno in cui tutto ebbe inizio.

 

E’ un venerdì pomeriggio di una calda estate ed il rumore del condizionatore sovrasta i pensieri che, disordinatamente, si accavallano nella testa.

L’alibi incontrastato per giustificare l’apatia che regna sovrana è per tutti: è ora di andare in ferie, oramai la stanchezza si fa sentire davvero, mai come quest’anno ho bisogno di ricaricare le pile… e così via.

La verità è che la stanchezza è molto più profonda e antica, le pile si sono esaurite da tempo e la realtà emerge sempre più forte… è arrivato il momento di cambiare!

Cambiare…cosa, come, quando, perché?

Che l’amore sta per finire, non lo capisci subito; quando le cose che prima ti piacevano iniziano a pesarti non lo sai che l’amore sta finendo, anzi…lotti con tutta te stessa per “risolvere” i problemi e tornare a sentirti come prima. Ma invece non è cosi, stai solo nella fase di mezzo, quella tra l’amore (l’inizio di un qualcosa si bello) e l’indifferenza (la fine decisiva di un qualcosa di bello). Ecco, la terza fase, quella dell’indifferenza è fatta di tanta tristezza, pena, malinconia, ma verso se stessi. Tristi per qualcosa che non c’è più, malinconici verso quegli stati d’animo che ci facevano sentire vivi, attivi, raggianti, pieni di energie. Con un senso di pena verso noi stessi perché ancora una volta è morta l’idea dell’amore; perché è quella che muore, non l’oggetto del nostro amore.

E proprio come succede con un uomo, ad un certo punto inizi a vedere il tuo lavoro con un occhio diverso. Tutto quello che prima ti piaceva da impazzire, all’improvviso diventa intollerabile. Le ore si allungano come in un quadro di De Chirico, ti ritrovi a fissare lo schermo del computer in attesa di un segnale di vita dal tuo cervello che ti consenta di mettere insieme due azioni in croce e poter cancellare almeno una cosa dalla “to do list” della settimana.

Il tuo obiettivo primario è arrivare a fine giornata, a fine settimana, a fine mese, alle vacanze…e ti pesa; perché il collega è rompiscatole, la tua stanza è troppo piccola, la scrivania è bassa, la sedia è scomoda, il caffè sa di bruciato, l’autobus che passa sotto la tua finestra fa troppo rumore. Insomma, come ho fatto finora a sopportare tutto questo, io non lo so. O forse si, perché tanto tempo fa questo sogno era mio. Poi è arrivato qualcuno che mi ha portato al mare in un giorno di Maggio e mi ha tagliato il filo dell’aquilone, del mio sogno di libertà. L’ho visto volare via piano piano ma inesorabile e sempre più lontano fino a che ad un certo punto non l’ho visto più.

Ora, quando guardo in quella direzione, non vedo più nulla; a volte mi sembra di scorgere una sagoma di un altro aquilone ma poi guardo bene e vedo che mi ero sbagliata. Quanto spazio vuoto all’orizzonte, ci si sente quasi perduti e soli, un pò disorientati e a tratti spaventati.

Questo però è un inizio, da qui voglio ripartire, facendo quello che mi piace di più, scrivere, raccontare, parlare, dire…

Inizia un viaggio e la data è oggi…un viaggio fatto di parole, foto, disegni, emozioni, e tanto amore.

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